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DAX ODIA ANCORA !Alla tragedia di Dax seguono altri fatti a dir poco inquietanti. Prima il ritardo nei soccorsi; sul luogo del delitto arrivano per prime numerose pattuglie di polizia e carabinieri, che rendono ancora più difficoltoso l’arrivo del personale medico. Poi al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo, gli amici dei feriti (sconvolti dalla notizia che per Davide non c’è più nulla da fare) vengono brutalmente picchiati dalle forze dell’ordine. Uno scenario che ricorda tristemente le cronache di Genova e Napoli 2001; con la differenza che, stavolta, la brutalità della polizia non ha neppure la debole scusa delle tensioni di piazza. Una brutalità che finirà col coinvolgere anche personale di assistenza medica e pazienti dell’ospedale: in seguito alle cariche il pronto soccorso dovrà cessare il servizio fino alle sette del mattino seguente, e numerosi pazienti finiranno con l’essere trasferiti in altre strutture.
Infine giunge l’ultima vergogna, quasi un marchio di fabbrica delle vicende di cui abbiamo parlato finora: le menzogne degli apparati dello Stato, assecondati da organi di stampa sempre compiacenti e aiutati a posteriori dalla copertura morale prontamente offerta da certi politici. L’omicidio viene spiegato con il degenerare di una “rissa tra balordi”. Il pestaggio dei giovani al San Paolo viene giustificato con la reazione delle forze dell’ordine alle intemperanze dei compagni di Dax, ed in special modo alla loro richiesta di “trafugare” dall’ospedale la salma. Per fortuna le testimonianze dei giovani presenti all’ospedale, assieme alle dichiarazioni coraggiose di elementi del personale medico del San Paolo, hanno in seguito smentito quelle prime ricostruzioni (senza che, purtroppo, la stampa nazionale si sia affannata troppo nel concedere a tali smentite uno spazio uguale a quello che ebbero le prime, false versioni).
Dal punto di vista processuale la vicenda è tuttora aperta su più fronti: per la morte di Davide, Giorgio Morbi è stato già prosciolto (non ci sarebbero prove della sua partecipazione diretta all’agguato mortale); al giovane Mattia è stata riconosciuta quella che giuridicamente si chiama “messa in prova” (tre anni sotto il controllo di una comunità, al termine dei quali sarà valutato il suo “percorso di recupero”); a rispondere dell’omicidio resta dunque il solo Federico Morbi. Per quanto concerne i fatti del San Paolo, sono ancora aperte le indagini; presto si dovrebbe arrivare ai processi, sia a carico di alcuni giovani, sia a carico di alcuni fra gli agenti colpevoli dei pestaggi.

TORINO: i neofascisti del FUAN allestiscono in università un gazebo elettorale. In poco tempo un presidio spontaneo di qualche centinaio di studenti e lavoratori dell'università si inizia a formare nell'atrio per chiedere l'immediata uscita dei neofascisti e della polizia giusta per proteggerli. Proprio la polizia, invece, carica gli antifascisti dando vita ad una caccia all'uomo all'interno dell'università. Cinque compagni vengono fermati Per uno di questi, Luca, scatta l'arresto. Tutt'ora è in carcere.Gli altri identificati poi rilasciati.
MILANO: dopo Torino, poliziotti e Fuan si ripresentano a braccetto a Milano, in via Celoria dove la polizia interviene "difendere" i neofascisti di Azione Universitaria da una massa di studenti che li vuol allontanare dalle strutture dell'ateneo. Il gazebo di Azione Universitaria e' stato abbattuto. "Fuori i fascisti dall'universita'" gridano in coro gli studenti antifascisti milanesi. All'origine della mobilitazione degli studenti milanesi c'era anche la volontà di portare solidarietà attiva agli antifascisti di Torino, caricati ieri dalla polizia per identiche ragioni.
FIRENZE: L'11 marzo 2009, nella facoltà di Lettere e Filosofia, un gruppo di circa sei neofascisti di Azione Universitaria era appostato al cancello della facoltà per volantinare in vista delle elezioni universitarie. Verso le 14.30, tre di questa cricca manifestano insofferenza per uno striscione antifascista esposto sopra l'ingresso della facoltà, e cercano di staccarlo.Nel difenderlo,due ragazze sono state gettate a terra e sono state pesantemente insultate. Dopo questo episodio, si è creato un presidio spontaneo al quale hanno partecipato gran parte degli studenti presenti, che ha invitato questi loschi figuri ad andarsene. In tutto ciò la Digos stava in disparte, sapendo già cosa fare, ossia aspettare lo scontro per far piovere denunce sugli studenti antifascisti (parole realmente pronunciate da un funzionario della Digos).


I FASCISTI SI INFILTRANO, LA POLIZIA LI PROTEGGE, I COMPAGNI VENGONO ARRESTATI..
MA LA LOTTA NON SI FERMA !



